DICIAMO NO AL DDL BAVAGLIO

Il DDL 1627 è frutto di una grande bugia. Ed è un chiaro attacco alla nostra democrazia 

L’autunno 2025 si sta dimostrando un periodo tutt’altro che morto: il dibattito pubblico in Italia è accesissimo e le notizie che circolano sono variegate. Tra queste, ne emerge una che ha catturato la nostra attenzione: la presentazione da parte del Senatore Maurizio Gasparri di un disegno di legge rubricato Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo, o ddl1627 . Questa proposta è stata presentata in data 6 agosto 2025 e annunciata nella seduta n. 339 del 10 settembre 2025. A partire dal 30 settembre 2025 il suo iter è fermo alla fase d’esame da parte della I commissione permanente agli affari costituzionali del Senato. Sebbene il DDL sia ancora lontano dalla sua approvazione, tale disegno di legge rappresenta però un elemento per analizzare una precisa strategia che la classe politica al potere sta mettendo in campo

Il punto di partenza è la grande solidarietà che i popoli del mondo – italiano compreso – stanno dimostrando con la Palestina, che negli ultimi anni si è tradotta in azioni di boicottaggio, occupazioni di scuole e università, manifestazioni partecipatissime contro il progetto coloniale sionista. Questa attivazione dal basso è in continua evoluzione: è sempre più riconosciuto il ruolo che le istituzioni occidentali hanno nel genocidio del popolo palestinese, il sentimento di sfiducia e la volontà di delegittimare chi governa il paese sta crescendo. 

Per questo crediamo che il ddl1627 non arrivi casualmente. Nel corso dell’analisi si sottolineerà come tale proposta di legge faccia perno su una vecchia e strumentale accusa basata sulla falsa identità tra antisionismo e antisemitismo: a partire dalla mobilitazione per la liberazione della Palestina, anche da questa parte del mondo sono venute a galla contraddizioni sempre più evidenti, alla base delle condizioni di vita sempre più dure ormai comuni alla maggior parte della popolazione e le persone cominciano a riconoscerne i responsabili. Non è un caso che il ddl sia a firma Gasparri (Forza Italia) che nel corso del tempo è stato aperto sostenitore delle politiche del Governo Meloni. Sentono la loro tanto elogiata stabilità vacillare e dunque contrattaccano, cercando di sedare e isolare una mobilitazione che, nelle parole d’ordine, nella determinazione e radicalità che esprime, mette in pericolo gli equilibri su cui si basa il loro potere. La proposta di legge di Gasparri è un ulteriore, fragile, tentativo di porre in essere tale strategia, un tentativo che però è stato prontamente riconosciuto – non a caso, si parla di ddl bavaglio – e che di certo non basterà a proteggerli.

Il ddl1627, con riferimento alla forma in cui è in discussione attualmente, consta di quattro articoli: adotta la definizione di antisemitismo approvata dall’IHRA (art. 1)1 e ne propone l’attiva applicazione secondo tre piani: formazione e sensiblizzazione, “prevenzione” dei comportamenti indice di antisemitismo secondo la definizione in questione – partendo dal scuola e università – e intervento della giustizia penale attraverso l’introduzione di una specifica aggravante nel codice penale. Come però esplicitamente affermano tale definizione e il dettato normativo degli articoli successivi2, tra le condotte perseguibili rientrerebbero anche quelle che si sostanziano in un’aperta critica allo Stato di Israele, definendo queste come espressione di antisemitismo. 

All’articolo 2 vi è poi uno specifico riferimento alle iniziative di formazione, con corsi dedicati al personale di forze di Polizia, militari, docenti, ricercatori universitari e altre categorie, la redazione – entro un anno dall’approvazione della legge – di una guida pratica di lotta contro l’antisemitismo “contenente informazioni sulla legislazione vigente, indicazioni operative, modelli di verbali di denuncia e criteri per la definizione degli elementi costitutivi dei reati e delle circostanze aggravanti connesse a motivi di antisemitismo” e corsi per gli studenti su “antisemitismo, incluso l’antisionismo”. Tutto questo, con fondi disponibili a legislazione vigente, dunque, verosimilmente, sottraendo risorse ad altri settori3

L’articolo 3 è invece rubricato Prevenzione e segnalazione di atti razzisti o antisemiti in ambito scolastico e universitario e relative sanzioni , con riferimento alle conseguenze legali per docenti, ricercatori e personale scolastico qualora tali categorie non tenessero fede ai doveri di prevenzione e segnalazione di comportamenti a sfondo antisemita (secondo la definizione di cui all’art. 1) il tutto definito di concerto dal Ministero dell’struzione e del Merito,  dell’Università e della Ricerca, dell’Interno e della Giustizia4.

L’ultimo articolo concerne le modifiche al codice penale relative all’articolo 604bis c.p., propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, prevedendo aggravanti qualora la discriminazione in questione si fondi, in tutto o in parte, sull’ostilità, sull’avversione, sulla denigrazione, sulla discriminazione, sulla lotta o sulla violenza contro gli ebrei, i loro beni e pertinenze, anche di carattere religioso o culturale, nonché sulla negazione della Shoah o del diritto all’esistenza dello Stato di Israele o sulla sua distruzione5. Torna, dunque, l’affermazione del legame della critica a Israele  con la propaganda antisemita.

Come si anticipava in apertura, il cardine di questa proposta di legge è un’accusa che abbiamo visto muoverci in maniera ricorrente – sempre in malafede – durante il corso della mobilitazione: le persone, le organizzazioni, che si esprimono contro il progetto coloniale di Israele starebbero invece prendendo posizione contro gli ebrei in un’ottica antisemita. 

Questa presunta identità tra antisionismo e antisemitismo – sostenuta spesso da forze di destra e di estrema destra che l’antisemitismo lo hanno ben radicato nella propria tradizione politica –  ha proprio lo scopo di indebolire la solidarietà con la lotta di liberazione del popolo palestinese. Si tratta di una bugia utilizzata in modo strumentale: la lotta in solidarietà con la Palestina è una lotta antirazzista che comprende, di conseguenza, una forte condanna dell’antisemitismo. L’opposizione al sionismo e allo Stato di Israele muove da una critica di natura politica. Quella al sionismo è proprio una critica a un’ideologia e a una politica fondate su una visione etnico-razziale e suprematista, all’istituzionalizzazione della discriminazione e dell’oppressione. Criticare il sionismo e le strutture discriminatorie dello Stato di Israele non significa dar prova di razzismo ma, al contrario, rifiutare i meccanismi, istituzionali e non, legati alla gerarchizzazione dell’essere umano. Accusare di razzismo e intolleranza chiunque osi contestare le politiche genocide di Israele significa squalificare alla radice le sue posizioni, che non sarebbero dettate da una legittima critica al colonialismo e all’apartheid, ma semplicemente dal pregiudizio e dall’odio nei confronti degli ebrei. Niente di più falso6.

Un episodio che racconta in maniera plastica tale meccanismo di strumentalizzazione è la contestazione dell’allora direttore de la Repubblica Maurizio Molinari durante la presentazione del suo ultimo libro presso la sede di ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, portata avanti dalle studentesse nel marzo 2024. Sulle pagine del quotidiano che Molinari dirigeva continuavano a spuntare articoli e commenti che contribuivano ad alimentare la narrazione secondo la quale i palestinesi sono un popolo di terroristi e Israele invece rappresenta un barlume di civiltà in una terra senza cultura e schiava del fondamentalismo. Era inaccettabile che in un luogo come l’università, che dovrebbe essere la culla del pensiero critico e dello sviluppo di un sapere libero, venissero raccontate tali bugie mentre i morti in Palestina continuavano – e continuano tutt’ora – ad aumentare: le studentesse in quella sede si opposero alla presenza di Molinari e la presentazione saltò. Il racconto che la Governance dell’ateneo riportò della giornata descrisse chi si era opposto a quella conferenza come un soggetto intollerante, violento e pericoloso; si decise invece di tacere riguardo all’ingresso della polizia nella sede, un grosso schieramento della DIGOS quel giorno varcò la soglia dell’università, non si parlò del modo in cui tentarono di impedire alle studentesse stesse, regolarmente iscritte alla Federico II, di entrare in università. La narrazione fu costruita appositamente per dipingere chi voleva denunciare i crimini di guerra di Israele, chi voleva sottolineare che il genocidio in corso è assolutamente in linea con il progetto sionista, chi voleva dire che non si può tacere davanti a migliaia di bambini, donne e uomini che continuano a morire, che non si può rimanere in silenzio davanti all’occupazione e allo sfruttamento di terre e risorse che non appartengono e non sono mai appartenute all’entità sionista, come un piccolo e isolato gruppo di facinorosi.

Se il ddl1627 dovesse completare il proprio iter e diventare legge, sarebbe un ulteriore strumento per concludere l’operazione che prende le mosse da quell’accusa ridicola: mettere a tacere la voce di chi si sta mobilitando, per la liberazione della Palestina, contro il sostegno dei governi occidentali al genocidio, per delegittimare una classe politica che non rappresenta gli interessi dei soggetti che mandano realmente avanti il paese. Il meccanismo sottile che queste norme farebbero scattare sta nell’attacco diretto al dissenso che si forma nella fascia più giovane della popolazione, tra i banchi di scuole e università. Si punta alle fasce più giovani, costruendo una propaganda che giustifichi ai loro occhi l’operazione coloniale portata avanti da Israele, contemporaneamente criminalizzando la condotta di chi si organizza per opporvisi. Dal volantinaggio alla contestazione, passando per le iniziative di dibattito, tutto sarebbe perseguibile per legge! 

È questa la ragione per cui a nostro avviso il ddl1627 è arrivato proprio ora: la voce che vogliono mettere a tacere sta diventando troppo forte. 

Si è cominciato a vedere un cambiamento con il fortissimo sostegno popolare alla missione della Global Sumud Flotilla. Tutte le mezze misure proposte dal Governo italiano che puntavano sostanzialmente a far abbandonare alla flotta la rotta per Gaza erano degli stratagemmi il cui fine ultimo era depotenziare il portato politico della missione della Global Sumud Flotilla e di conseguenza la mobilitazione – ampia, popolare – che esiste in solidarietà con la Palestina, contro il genocidio. Una flotta civile che rompe l’assedio avrebbe rappresentato un segnale chiaro: boicottare l’occupazione illegale di Israele, contro l’ipocrisia e l’inerzia delle istituzioni occidentali davanti a dei veri e propri crimini di guerra, è possibile. Una missione umanitaria forse non poteva fermare il genocidio, ma interrompere il sostegno dell’Occidente a Israele, spogliarlo delle risorse, delle armi, della legittimità con cui porta avanti la pulizia etnica, questo può eccome. La flotta ha fatto in modo che venisse a galla l’inconsistenza dell’opposizione, delle sigle sindacali confederali che da tempo hanno smesso di fare gli interessi della classe, di Meloni e il suo entourage che, messi con le spalle al muro, in quei giorni non hanno saputo fare altro che andare a piagnucolare in televisione, della Presidenza della Repubblica e pure della Chiesa Cattolica che hanno schiacciato tutto sul piano umanitario per far tornare il popolo nell’indifferenza. Nulla di tutto questo ha funzionato.

La Flotilla ha aperto una strada, che però stava a noi percorrere. E così è stato.

Tra settembre e ottobre 2025 ci sono stati in Italia due scioperi generali, scioperi politici indetti dai sindacati di base. Blocchiamo tutto è diventato più di uno slogan: la classe lavoratrice incrociato le braccia e l’Italia si è fermata. L’attivazione – costante negli ultimi due anni – delle studentesse, non è mancata: decine di atenei occupati in tutto il paese, in più di cinquanta scuole il pubblico servizio è stato interrotto. Il 4 ottobre il corteo nazionale che ha attraversato le strade di Roma ha visto la partecipazione di un milione di persone. Tutto questo, contro il sostegno del nostro paese al genocidio, contro il Governo Meloni.

Al di fuori di ogni artificio retorico, ci si è mobilitati come blocco: si è fatto appello alla capacità di attivazione di ognuno, un blocco che non è solo un’evocazione, ma una pratica concreta e replicabile che ha permesso a gruppi diversi di attivarsi contemporaneamente in contesti e con modalità differenti. 

In questi mesi, abbiamo visto tutti i pezzi del sistema – il Governo, una certa parte del giornalismo italiano, imprese private di cui l’attuale classe politica fa gli interessi – minacciati, ricompattarsi. Ma abbiamo visto anche che, se agiamo tutte insieme, abbiamo la forza di far tremare questo sistema. Abbiamo dimostrato di avere un potere e questo ddl è un ulteriore sintomo della difficoltà, a livello di legittimazione e consenso, in cui li abbiamo fatti precipitare. 

Grazie alla Palestina anche da questa parte del mondo qualcosa sta accadendo: sempre più persone si stanno attivando, sempre di più si diffonde la volontà di costruire un’alternativa. Ciò che si considerava immutabile, inizia a non sembrare più tale. 

Per questo il ddl bavaglio non tocca quel gruppetto di facinorose e violente militanti di cui la controparte ama parlare, ma ci tocca tutte, tocca chiunque non voglia rassegnarsi al futuro di precarietà, insicurezza e sfruttamento a cui vogliono costringerci. Tocca chiunque non riesca ad accettare che in questo paese si possa morire di lavoro a 19 anni, tocca chiunque non possa sopportare che un uomo perda la vita in carcere perché gli sono state sistematicamente negate le cure mediche, tocca chiunque decida di non sottostare allo schema per cui si debba necessariamente scegliere se avere una vita dignitosa o lasciare la propria terra, tocca chiunque creda che avere una casa e andare a scuola siano diritti fondamentali, tocca chiunque sia convinta che a far sentire la propria voce, insieme, non sia un crimine, ma la vera definizione di democrazia. 

Continuiamo a mobilitarci per la Palestina, per la liberazione di quella terra e di quel popolo, consapevoli che proprio grazie a chi dall’altra parte del Mediterraneo resiste noi abbiamo alzato la testa, che è grazie a chi lotta contro l’ingiustizia più grande del mondo che, continuando a organizzarci, possiamo far alzare dalle poltrone che stanno scaldando, da Gasparri a Meloni, tutti coloro che non fanno gli interessi nostri e di quelli come noi, che ci sfruttano e ci opprimono, che sono complici di un genocidio. Noi vogliamo cambiare tutto, loro no. No al ddl bavaglio: Palestina libera tutte. 

  1. Art. 1 c. 2 ddl1627: ai sensi della definizione di cui al comma 1 e ai fini della presente legge, per «antisemitismo» si intende una specifica percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree o non ebree, i loro beni, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto ↩︎
  2. Art. 2 c. 2 ddl1627:  il Ministro dell’istruzione e del merito istituisce, presso le scuole di ogni ordine e grado, corsi annuali di formazione rivolti agli studenti, al fine di favorire il dialogo tra generazioni, culture e religioni diverse, e di contrastare le manifestazioni di antisemitismo, incluso l’antisionismo. / Art. 4 c. 1 ddl1627: la stessa pena si applica qualora la propaganda, l’istigazione o l’incitamento si fondano, in tutto o in parte, sull’ostilità, sull’avversione, sulla denigrazione, sulla discriminazione, sulla lotta o sulla violenza contro gli ebrei, i loro beni e pertinenze, anche di carattere religioso o culturale, nonché sulla negazione della Shoah o del diritto all’esistenza dello Stato di Israele o sulla sua distruzione ↩︎
  3. Art. 2 ddl1627: 1. i Ministeri della difesa, della giustizia, dell’interno, dell’istruzione e del merito e dell’università e della ricerca promuovono corsi di formazione iniziale e progetti di formazione continua destinati ai militari, ai magistrati, al personale della carriera prefettizia, alle Forze di polizia, ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado e ai docenti e ricercatori universitari. I corsi e i progetti di cui al presente comma sono specificamente dedicati allo studio della cultura ebraica e israeliana e all’analisi di casi di antisemitismo, nonché, con specifico riferimento alle Forze di polizia, alla formazione in materia di redazione dei verbali di denuncia di atti di antisemitismo. A tale scopo, il Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della giustizia, adotta, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con proprio decreto, una « Guida pratica di lotta contro l’antisemitismo », contenente informazioni sulla legislazione vigente, indicazioni operative, modelli di verbali di denuncia e criteri per la definizione degli elementi costitutivi dei reati e delle circostanze aggravanti connesse a motivi di antisemitismo. 2. Il Ministro dell’istruzione e del merito istituisce, presso le scuole di ogni ordine e grado, corsi annuali di formazione rivolti agli studenti, al fine di favorire il dialogo tra generazioni, culture e religioni diverse, e di contrastare le manifestazioni di antisemitismo, incluso l’antisionismo. 3. All’attuazione del presente articolo si provvede nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. ↩︎
  4. Art. 3 ddl1627: 1. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’istruzione e del merito, di concerto con i Ministri dell’università e della ricerca, dell’interno e della giustizia, sono definite le misure volte alla prevenzione e alla tempestiva segnalazione di atti a carattere razzista o antisemita nell’ambito scolastico e universitario, anche attraverso il coordinamento tra le istituzioni e le amministrazioni interessate. 2. Nei casi di violazione dei doveri di prevenzione e segnalazione di cui al comma 1, si applicano: a) nei confronti del personale scolastico, le sanzioni di cui all’articolo 492 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297; b) nei confronti dei docenti e ricercatori delle università, il procedimento disciplinare e le sanzioni di cui all’articolo 10 della legge 30 dicembre 2010, n. 240. ↩︎
  5. Art. 4 ddl1627: 1. All’articolo 604-bis del codice penale sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: « La stessa pena si applica qualora la propaganda, l’istigazione o l’incitamento si fondano, in tutto o in parte, sull’ostilità, sull’avversione, sulla denigrazione, sulla discriminazione, sulla lotta o sulla violenza contro gli ebrei, i loro beni e pertinenze, anche di carattere religioso o culturale, nonché sulla negazione della Shoah o del diritto all’esistenza dello Stato di Israele o sulla sua distruzione. Per i reati commessi ai sensi del quarto comma, se l’offesa è recata con l’uso, in qualsiasi forma, di segni, simboli, oggetti, immagini o riproduzioni che esprimano, direttamente o indirettamente, pregiudizio, odio, avversione, ostilità, lotta, discriminazione o violenza contro gli ebrei, la negazione della Shoah o del diritto all’esistenza dello Stato di Israele, la pena è aumentata fino alla metà ». 2. Ai reati di cui all’articolo 604-bis del codice penale, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano le disposizioni di cui al capo II del titolo II del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, in materia di giustizia riparativa ↩︎
  6. Per maggiori approfondimenti sul tema si veda La questione palestinese e noi, autoproduzione dell’ExOpg – Je so’ Pazzo, aprile 2024 https://jesopazzo.org/wp-content/uploads/2024/07/La-questione-palestinese-e-noi-EXOPG-1.pdf ↩︎