L’autunno 2025 si sta dimostrando un periodo tutt’altro che morto: il dibattito pubblico in Italia è accesissimo e le notizie che circolano sono variegate. Tra queste, ne emerge una che ha catturato la nostra attenzione: la presentazione da parte del Senatore Maurizio Gasparri di un disegno di legge rubricato Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo, o ddl1627
Il 4 ottobre, come il 3 ottobre e il 22 settembre, tutti noi siamo stati protagonisti di giornate dalla portata storica. Davanti ai nostri occhi si è reso evidente un cambiamento inequivocabile nei modi di stare insieme in piazza, nel parlare del genocidio, nel tipo di forza e di radicalità messe in campo.
Il 25 aprile è il simbolo che rappresenta i due anni che l’hanno preceduto, gli anni della guerra di Liberazione. Sono i due anni in cui le classi popolari italiane hanno finalmente avuto modo di organizzarsi per liberare l’Italia dal ventennio fascista che aveva annientato i diritti civili, sociali e politici, costringendo milioni di persone a conformarsi ad una dittatura sanguinaria, suprematista, coloniale, machista. Il fascismo infatti era prima di tutto il riflesso di una cultura pavida, ignorante, umiliata, che reagisce con la violenza e il dominio e si fa forte col debole per terrorizzare le masse e mantenerle in uno stato di controllo e disciplina. Allo stesso tempo era un sistema sociale sostenuto dalle classi dominanti, dagli industriali e dalla borghesia agricola che temevano di subire in Italia un sollevamento socialista come accadeva in Germania e in Russia dopo la Prima Guerra Mondiale.
Durante le mobilitazioni per la Palestina dell’ultimo anno e mezzo ci sono state alcune parole che ci hanno guidato e che continuano a muoverci: resistenza, libertà, giustizia, internazionalismo. In questo contributo ci vogliamo concentrare su quest’ultima parola, condividendo cosa significa internazionalismo per noi a partire dalla nostra esperienza come membri della delegazione giovanile europea che ha preso parte all’ultima riunione dell’Assemblea internazionale dei popoli (AIP), svoltasi in Brasile nella seconda metà di febbraio.
Da qualche mese ormai – con alcune anticipazioni durante l’estate 2024 – sta crescendo l’attenzione dei movimenti studenteschi e delle organizzazioni universitarie verso la nuova riforma dell’università firmata Bernini, accompagnata da ingenti tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) degli Atenei. In questo periodo, numerosi articoli hanno esaminato il problema dell’università attraverso analisi e letture più o meno approfondite. Alcuni si sono limitati a descrivere la riforma in atto, mentre altri hanno perfino predetto una grande mobilitazione nazionale, dando per scontato che questa rappresenti automaticamente un reale contrasto politico ai rapporti di produzione e sfruttamento dominanti. Tuttavia, questo affrettato entusiasmo rischia di nascondere pericolose alleanze e obiettivi sfuggenti, spesso legati a logiche corporative o settoriali piuttosto che a una critica radicale del sistema capitalistico.
Da quando i riflettori mediatici sono tornati a puntare sulla Palestina è passato più di un anno: dall’ottobre 2023, giorno dopo giorno, l’escalation della violenza di Israele si estende oltre la Palestina, in tutto il Medio Oriente.
Davanti a un genocidio, la risposta di solidarietà con il popolo palestinese è stata immediata: da subito milioni di persone in tutto il mondo sono scese in piazza per denunciare il genocidio in corso. Si è costituito un fronte internazionale in sostegno alla causa, di cui le università sono state e tuttora sono il fulcro.
A partire dalla stagione delle Primavere Arabe, nel 2011, anche in Siria si assiste a un sollevamento popolare, con l’intento di richiedere una riforma complessiva del sistema politico siriano, con conseguente democratizzazione delle sue istituzioni. In breve tempo il regime siriano di al-Assad risponde con crescenti livelli di repressione utilizzando le Forze Armate Siriane, ma anche arresti arbitrari e torture mirate contro i dissidenti politici.