25 aprile 2025: Liberiamoci da guerra, riarmo, genocidio!

Il 25 aprile è il simbolo che rappresenta i due anni che l’hanno preceduto, gli anni della guerra di Liberazione. Sono i due anni in cui le classi popolari italiane hanno finalmente avuto modo di organizzarsi per liberare l’Italia dal ventennio fascista che aveva annientato i diritti civili, sociali e politici, costringendo milioni di persone a conformarsi ad una dittatura sanguinaria, suprematista, coloniale, machista. Il fascismo infatti era prima di tutto il riflesso di una cultura pavida, ignorante, umiliata, che reagisce con la violenza e il dominio e si fa forte col debole per terrorizzare le masse e mantenerle in uno stato di controllo e disciplina. Allo stesso tempo era un sistema sociale sostenuto dalle classi dominanti, dagli industriali e dalla borghesia agricola che temevano di subire in Italia un sollevamento socialista come accadeva in Germania e in Russia dopo la Prima Guerra Mondiale. 

Chi erano invece i partigiani? Erano lavoratrici e lavoratori, contadini e contadine, studenti e studentesse che avevano sperimentato sulla loro pelle le brutture del regime fascista. Che per anni avevano dovuto rinunciare all’attività politica, o avevano dovuto continuarla in clandestinità, mentre Mussolini stringeva l’alleanza coi nazisti, emanava leggi razziali e suprematiste, depredava e massacrava gli abitanti delle colonie. Sono le lavoratrici che già dai primi mesi del 1943 scioperano, nonostante lo sciopero sia illegale, e indeboliscono il regime rallentando la produzione. 

I partigiani e le partigiane sono coloro che quando le forze statunitensi sbarcano in Italia, vedono davanti a loro un’occasione: l’occasione di combattere in prima persona, di riappropriarsi della propria forza politica a lungo repressa, di farsi collettività e di lottare non solo per un’Italia libera dal nazifascismo, ma per un mondo più giusto, più libero e più equo. I partigiani e le partigiane sono coloro che sperano che la liberazione dal fascismo sarà anche liberazione dal capitalismo, dallo sfruttamento, dalle disuguaglianze, il primo tassello per una società di donne e uomini liberi ed uguali. 

Ed è proprio questa la prospettiva che dobbiamo rilanciare oggi quando ci troviamo a celebrare il 25 aprile e la Resistenza.

La liberazione non può essere un mero esercizio di memoria fine a sé stesso, ma acquista il suo senso solo se calato nel presente. Un presente, il nostro, che ci sta mostrando quanto è facile scivolare nuovamente nel fascismo! Il capitalismo, dopo qualche decennio di assestamento, dopo averci fatto credere che la storia fosse giunta al capolinea con le democrazie liberali, sta ora mostrando la sua faccia più brutale. Il sogno di libertà e uguaglianza delle partigiane si è infranto contro il profitto di pochi e lo sfruttamento di molti. Le crisi finanziarie, cicliche per natura, necessitano di riprendersi tramite la speculazione dell’industria militare: è successo negli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale e succede oggi con la retorica del riarmo promossa dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Ogni giorno vediamo i nostri governi soffiare sulle paure, fomentare l’odio del diverso e del più debole e proclamare la superiorità della cosiddetta “civiltà europea”, mentre facciamo annegare i migranti ai nostri confini e mentre finanziamo il regime coloniale dello Stato d’Israele che tenta di annientare il popolo palestinese e di creare un impero in Medio Oriente. Questo accade davanti ai nostri occhi, giorno dopo giorno, mentre noi ci sentiamo sempre più inutili, depressi, alienati, soli, incapaci di convogliare la nostra rabbia in un’azione politica veramente trasformativa. 

Ma è proprio dal popolo palestinese che possiamo e dobbiamo reimparare il significato della Resistenza. La dignità e la forza dei e delle palestinesi, che continuano a resistere da un secolo al dominio coloniale dell’occidente, alla barbarie imposta loro da Israele, al colonialismo di insediamento che distrugge famiglie e comunità autoctone, deve esserci di esempio. La capacità dei palestinesi di stringersi l’uno all’altra nei momenti più bui, di godere della vita nonostante il genocidio, di organizzarsi e rispondere al dominio Israeliano con la lotta in tutte le sue forme, è quanto di più vicino allo spirito dei partigiani e delle partigiane italiane durante la guerra di Liberazione. La resistenza palestinese è la prova che solamente la lotta rende liberi, che solo insieme possiamo sconfiggere l’oppressione, che solo quando gli sfruttati alzano la testa si può cambiare il mondo. 

Come studenti e studentesse universitarie oggi abbiamo un compito ben preciso.

L’università cede sempre più spazio e potere alla logica aziendalistica e di mercato che la sta privando, a colpi di decreti e riforme, delle risorse materiali necessarie per svolgere il suo ruolo. Ruolo che dovrebbe essere la formazione di persone in grado di interpretare il mondo e di mettere la cultura e le loro capacità al servizio della società, in direzione di una crescita collettiva. Vediamo invece come il sapere e la scienza siano sempre più legati agli interessi economici delle classi dirigenti. Guidata dalla retorica del Rearm Europe, l’università sta diventando un avamposto dell’industria bellica, una fucina in cui le conoscenze sono incanalate nella produzione di armi, sistemi di sorveglianza e veicoli militari, mentre le facoltà umanistiche forniscono la legittimità ideologica all’imperialismo occidentale. Dobbiamo organizzarci e lottare all’interno dell’università per liberarci dalla militarizzazione, per bloccare gli interessi dei guerrafondai e per proporre un modello di società più libera e giusta. Per trasformare il mondo e cambiare la vita.

Questo è lo spirito col quale vogliamo ricordare il 25 aprile: riappropriamoci della nostra forza, dei nostri sogni e dei nostri ideali. Attiviamoci collettivamente, mobilitiamoci contro i padroni del mondo e contro il riarmo, sostanziamo le parole con i fatti e boicottiamo l’industria militare. Organizziamoci per la resistenza, per la liberazione, per il futuro.

NELLA MEMORIA L’ESEMPIO, NELLA LOTTA LA PRATICA. 

ORA E SEMPRE, RESISTENZA!